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24 feb 2019

latinoamerica

La FAU sulla situazione venezuelana


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Il Venezuela è di nuovo sotto i riflettori e al centro del dibattito internazionale. Dichiarazioni roboanti in tutti i media che condannano il governo di Maduro, alcune riconoscendo Guaidó come Presidente, altri prendendo le distanze da entrambi, come se tutto ciò che è in gioco in Venezuela in questo momento stia nel riconoscere o no un certo governo.  Il problema è molto più profondo, e come abbiamo discusso in altre occasioni, cercheremo qui di fare un’analisi molto più complessa, ma sempre partendo dalla nostra impronta anarchica e especifista, noi che nei nei paesi latino-americani ci opponiamo ogni giorno a tutte le strutture del sistema capitalista e dell’imperialismo nordamericano, presente da quasi due secoli nella nostra regione.
Il 10 gennaio è cominciato un nuovo periodo di governo sotto la direzione di Nicolás Maduro. Nelle settimane precedenti il gruppo Lima (un gruppo creato e composto da 12 paesi nella regione al solo scopo di rovesciare il governo Maduro) ha intrapreso una campagna attiva contro quello che considera un “dittatore”, un “usurpatore” , “un governo illegittimo”, con l’obiettivo di impedire un nuovo mandato di Maduro e il PSUV (Partito socialista unificato del Venezuela). Questa nuova campagna è stata accompagnata da un’importante attività interna dell’opposizione al governo del PSUV, che includeva l’auto-proclamazione dell’ignoto Juan Guaidó come “presidente provvisorio o di transizione”.
Chi è Juan Guaidó? Da dove viene? La stessa domanda è stata posta dalla stampa internazionale che lo ha sostenuto, ovvero i grandi media internazionali che supportano(quando serve) uno sconosciuto e che lo “presentano nella società”. Questo Juan Guaidó è un deputato, presunto presidente dell’Assemblea nazionale che dal 2016 non lavora, non si riunisce, a causa dei conflitti tra l’opposizione e il governo, da quando una maggioranza dell’opposizione si è insediata in quella Assemblea o Parlamento. Un conflitto di poteri all’interno dello stato, che ora la destra usa per un nuovo colpo di stato. Ciò che colpisce in questa occasione è che Juan Guaidó è diventato il leader dell’opposizione durante la notte, con il pieno sostegno del governo degli Stati Uniti, per destabilizzare nuovamente la situazione politica e sociale venezuelana, in modo da porre fine alla cosidetta “Rivoluzione Bolivariana” e reintegrare nuovamente i partiti di destra e di destra nel governo. Gli stessi soggetti e cervelli politici della destra venezuelana hanno inizialmente criticato Guaidó per la sua “timidezza” nei primi momenti della sua apparizione pubblica, perché non si decideva a proclamarsi “presidente ad interim”, come ha alla fine fatto il 23 gennaio sotto la spinta della destra e degli Stati Uniti. Tutta la destra incita al colpo di stato puro e semplice.
NON È LA PRIMA VOLTA
Questo nuovo attacco della destra venezuelana è stato spinto dal messaggio del vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, che ha fornito il pretesto per le proteste contro Maduro che hanno avuto inizio il 21 gennaio e il picco il 23. Sono state dimostrazioni enormi, che indubbiamente sono riuscite a catturare e incanalare il malcontento e la stanchezza della popolazione rispetto alla “Rivoluzione Bolivariana”.
Questo non significa che queste mobilitazioni esprimano le aspirazioni popolari, quanto piuttosto delle classi dominanti venezuelane e dell’estrema destra. In realtà, Guaidó è il “referente”, la pedina piazzata adesso dagli Stati Uniti, perché non c’è altra scelta. I principali riferimenti della destra sono definitivamente screditati sia per la loro appartenenza di classe come Maria Corina Machado, leader di Vente Venezuela e di Sumate, imprenditrice e parte dell’oligarchia del Venezuela, a cui il regime di Chavez ha espropriato alcune delle grandi aziende, come le industrie di alluminio; Leopoldo Lopez, riferimento del partito di estrema destra popolare Will, fotografato mentre distruggeva busti di “Che” Guevara, o Hernando Capriles leader di Primero Justicia, sono ormai usurati come immagine e non possono esercitare una leadership efficace. Per questo si è ricorsi a una faccia nuova.
L’obiettivo è  farla finita con Maduro, istituire un governo di transizione e quando poi saranno sbarcati i marines americani le compagnie americane faranno i loro investimenti. Ma abbiamo detto che questa situazione non è nuova. Nell’aprile 2002, gli Stati Uniti hanno sostenuto un colpo di stato contro Chávez, piazzando al governo Pedro Carmona, presidente dell’associazione dei datori di lavoro di Fedecámaras.
Un colpo di stato con un chiaro senso di classe, se ci fossero stati dei dubbi. Dopo quel colpo di stato fallito, Chavez tornò al governo e ripartì con una serie di politiche sociali ( “Mission”) e un certo coinvolgimento dal basso, in un certo inedito potere popolare, di origine statale, certo, ma che tuttavia innescò una importante partecipazione popolare per un periodo di tempo, la creazione di cooperative di produzione, di consumo, l’organizzazione di interi quartieri in forma autogestita. Questo coesisteva con la burocrazia statale e il sempre crescente ruolo dell’esercito in un processo contraddittorio, ma in cui la gente ha iniziato ad avere un po’ di tutto ciò che per secoli gli era stato negato: cibo adeguato, i servizi sociali, una certa dignità e partecipazione sociale e politica.
Era stata una ventata di novità anche il “Caracazo” del 1989, quella immensa esplosione popolare contro le politiche neoliberiste di Carlos Andrés Pérez, che aveva creato l’iperinflazione e la fame, e la feroce repressione che seguì e causò 3.000 morti. Chavez apparì nel 1992 in un tentativo di colpo di stato fallito, per ricomparire qualche anno più tardi con l’avvio di un movimento politico che ha riunito la sinistra venezuelana, tra cui diversi ex membri della guerriglia degli anni ’60. Un militare con trascorsi nazionalisti, che a poco a poco è passato a sinistra, circondato da persone e partiti in un ampio arco da sinistra… una di quegli strani esperimenti politici dei Caraibi, che ci ha fatto ricordare il “populismo ” degli anni ’40 e ‘ 50. La verità è che questo ha suscitato la paura della borghesia venezuelana e della destra.
Un chiaro istinto di classe e – e di razzismo- è stato messo sul tavolo: per la borghesia il fatto era che neri e mulatti, indios, i poveri, i più deboli, avevano accesso a “qualcosa” e quel “qualcosa” sarà sempre troppo per chi ha il potere. Quel “qualcosa” apparteneva ai ricchi, ai proprietari del Venezuela, e loro non erano – né lo sono – disposti a perderlo. Quindi il colpo di stato di Cramona del 2002 golpe di FEDECAMARAS, la Confederazione dei Lavoratori del Venezuela (sindacato giallo finanziato dagli Stati Uniti) e dai tradizionali partiti politici COPEI e Azione Democratica. Fallito questo colpo di stato, gli USA – e più direttamente la CIA- hanno investito risorse ingenti (centinaia di milioni di dollari) per finanziare nuovi partiti di opposizione politica (Volontà Popolare, con tra gli altri Guaidó , Primero Justicia e altri), finanziando anche varie ONG e organizzazioni che promuovono “l’educazione dei cittadini” e “diritti umani”.
Lo scopo della CIA era – ed è – indebolire il regime di Chavez per riportare il governo a destra.Come non importa. Che sia per via elettorale o per destabilizzazione e colpo di stato non è rilevante né per gli Stati Uniti né per l’opposizione venezuelana. La morte di Chávez è stato un duro colpo per il regime. Chavez aveva nominato Maduro come suo “delfino”, sapendo che all’interno del PSUV sarebbero incrudelite le lotte per quote di potere e la corruzione e la venalità sarebbero cresciute, come poi è successo. La popolazione non ha seguito Maduro con lo stesso entusiasmo con cui aveva seguito Chavez. Un processo che aveva un’alta quota di “leadership personale”,  un certo “populismo del 21 ° secolo”, trovava lì uno dei suoi punti deboli. In risposta, la destra e gli Stati Uniti hanno intensificato i loro attacchi.
Le varie mobilitazioni si sono moltiplicate nel 2013, dopo la morte di Chávez. E’ stata usata come punta di lancia il movimento studentesco, di cui un settore aveva una forte infiltrazione dalla destra. Ben presto i partiti di opposizione hanno superato gli studenti universitari e hanno guidato le proteste. I fascisti in abiti “democratici”, Leopoldo López e Hernando Capriles, sono diventati famosi. Le telecamere della stampa internazionale erano lì per mostrare come sono stati arrestati questi reazionari ribelli, ma non hanno mai mostrato la resistenza popolare per la strada, come non lo avevano fatto nel 2002. E’ stato dimostrato che i membri dell’opposizione erano armati con un sacco di soldi che scorre dai vari tentacoli della CIA, come NED e IRI (piani di finanziamento di varie organizzazioni di destra).Da lì fino ad ora, manifestazioni di piazza di destra, a partecipazione non sempre massiccia, di solito nei quartieri poveri, alternate con manifestazioni nelle zone ricche di Caracas , e con la partecipazione elettorale.
Ma le elezioni, quel banale stratagemma borghese liberale, sono utili se danno il risultato che vuole la borghesia. E visto che il chiavismo si era specializzato nel vincere le elezioni liberali borghesi, la borghesia venezuelana e americani, e la maggior parte delle borghesie del mondo, sono pronte a dichiarare che non sono elezioni valide, che “il Venezuela è una dittatura” e che “Maduro è un usurpatore.” Elementare dimostrazione che le elezioni sono valide se vincono quello che vogliono i potenti.
Questa è una nuova ondata di attacchi, ma ce ne sono stati diversi, e in tutte finora sono state sconfitte la destra e gli Stati Uniti. Tuttavia, il regime Maduro si è via via indebolito, appaiono divisioni all’interno, vari gruppi e individui hanno espresso il loro malcontento senza peraltro rivolgersi all’opposizione, il tutto in un quadro che ha peggiorato l’assedio economico e la difficoltà nella distribuzione di cibo e medicine in negli ultimi anni. Nel campo della distribuzione non sono stati attaccati monopoli importanti come quello del gigante commerciale Polar, e a questo è necessario aggiungere l’inerzia, la corruzione, la burocrazia del governo e “il mercato nero” che cresce in queste situazioni di disperazione.
IL PETROLIO
Tutti sanno che l’obiettivo principale degli Stati Uniti è quello di riprendere il controllo del petrolio venezuelano. Il Venezuela è un lago di petrolio, letteralmente. Ci sono le più grandi riserve di petrolio del pianeta con oltre 300 miliardi di barili. È la prima riserva di petrolio al mondo. Il secondo è l’Arabia Saudita, ma essendo un “carnale” alleato degli Stati Uniti, questi non osano invaderla o attaccarla in nessun modo, nonostante sia governata da una Monarchia teocratica che finanzia il terrorismo salafita (come Stato islamico), nonostante sia il paese del Medio Oriente con un livello più alto di repressione nei confronti delle donne, della stampa, ecc. Lì gli USA non rivendicano la “democrazia”. La casa reale Saudita – ora con Bin Salmán – è fedele alleata del potere “democratico” del pianeta. Per questo motivo, Venezuela e Iran, tra gli altri paesi, sono nella lista dei “nemici” degli Stati Uniti e questi intendono prenderne il controllo con qualsiasi mezzo. Lo hanno già fatto in Libia, per mano della “Democratica” Hillary Clinton e hanno cercato di farlo in Siria. Gli USA non si preoccupano di decimare intere popolazioni, di ridurre ainteri paesi allo stremo, di farli fallire, come è stato fatto in Libia o in Iraq. Il petrolio: questo è l’obiettivo degli Stati Uniti e delle multinazionali del settore.
In realtà, l’inasprimento delle sanzioni economiche contro il Venezuela nei giorni scorsi, hanno avuto come assi le azioni Citgo, la compagnia petrolifera venezuelana negli Stati Uniti, una filiale di PDVSA. Per queste sanzioni, gli Stati Uniti bloccano 7 miliardi di dollari e 11 miliardi di dollari di esportazioni di petrolio per questo 2019. Questo ammonta a circa un terzo del PIL dell’Uruguay. Citgo possiede anche tre raffinerie, 48 terminal di stoccaggio e 6.000 stazioni di servizio negli Stati Uniti, un capitale non trascurabile, ma che vende e distribuisce carburante ad un costo inferiore rispetto al petrolio degli Stati Uniti guidata dal Rockefeller, Bush, etc. Così si strozza Citgo in materia creditizia a livello internazionale.
Fu proprio attraverso il petrolio che il regime chavista fu in grado di finanziare le politiche sociali (“le missioni”) e una certa redistribuzione negli anni di Chavez; come controparte di quel petrolio a valori elevati nel mercato mondiale, il Venezuela ha aumentato la sua dipendenza economica e non si è industrializzato. Ma ciò ha consentito un’interessante politica internazionale e il sostegno ai paesi dell’America Latina, creando Petrocaribe. Cuba e diverse piccole Antille hanno beneficiato di questa politica di petrolio a buon mercato e di legami diplomatici più stretti. È stata questa stessa politica e alleanza a rendere possibile la sconfitta degli Stati Uniti e del gruppo di Lima all’OAS negli ultimi giorni. Però fu questa politica che spinse gli USA a sostenere il golpe in Honduras contro il governo di Zelaya, perché si stava avvicinando timidamente politica estera venezuelana. Gli USA non potevano permettere a una delle proprie “pedine” di uscire dal cartello. L’Honduras era la base militare del “contras” nicaraguensi negli anni ’80 e di tutte le contro-insurrezioni di quegli anni. Anche da lì iniziò il colpo di stato contro la “rivoluzione guatemalteca” di Arbenz nel 1954. Inoltre ha condotto la politica insieme con l’Arabia Saudita per abbassare i prezzi internazionali del petrolio e indebolire le capacità di di Venezuela e Iran e le loro rispettive politiche estere.
UNA LUNGA STORIA DI AGGRESSIONI
E’ la nostra America Latina il territorio che ha subito le più sanguinose aggressioni dell’imperialismo USA. E i nostri popoli hanno sofferto e sopportato le conseguenze di tali aggressioni. Questa storia criminale è lunga, ma citiamo alcuni dei casi più famosi. L’invasione in Messico nel 1845 e dichiarazione di guerra. Risultato: il Messico perde metà del suo territorio, che attualmente è l’area petrolifera degli Stati Uniti.
Cuba e Porto Rico nel 1898. Attraverso l’emendamento Platt (emendamento aggiunto dagli Stati Uniti nella Costituzione cubana), l’isola divenne una colonia americana. Gli interessi delle compagnie dello zucchero, della banca e del gioco degli yankee, così come la prostituzione, erano predominanti. A quel tempo, la rivoluzione cubana interruppe questa situazione e distrusse queste relazioni coloniali. Tuttavia, Porto Rico rimane sotto il pieno controllo dell’aquila nordamericana.
In entrambi i casi, come in Nicaragua (già invaso nel 1855), gli Stati Uniti applicano lo stesso schema: sostegno ai governi “fantoccio”, costante frode elettorale e colpi di stato. Se necessario, alla fine, lo sbarco dei marines. Invasione. Contro cui lottò Augusto César Sandino in Nicaragua insieme alla sua guerriglia popolare .
Nel 1914 invasione di Haiti, saccheggio del paese. In precedenza, nel 1903, gli USA si arrogano il diritto di inventare un paese: Panama.
Hanno finanziato e sostenuto un “movimento per l’indipendenza” in quella zona che faceva parte della Colombia. Cioè, rimosse parte della Colombia per costruirvi il famoso Canale Interoceanico, che divenne territorio degli Stati Uniti, custodito dai suoi marines. Ecco perché Omar Torrijos, che ha negoziato con gli Stati Uniti il ritorno del Canale in mani panamensi, è stato assassinato in un attacco nel 1981.
Più vicino , il sostegno diretto della CIA e dell’ambasciata statunitense al colpo di stato di Pinochet in Cile nel 1973, è stato ben documentato. Allo stesso modo, la loro partecipazione attiva al Piano Condor che ha ucciso e fatto scomparire decine di migliaia di compagni nel Cono Sud.
E poi il supporto degli Stati Uniti negli innumerevoli colpi di stato in Argentina, Brasile, Bolivia, nel Paraguay di Stroessner, il loro sostegno al golpe del 1973 in Uruguay. L’invasione a Granada nel 1983. L’invasione dei marines a Panama di nuovo nel 1989, per “liberare” quel paese da Noriega, un crudele dittatore. Naturalmente, che gli USA non erano disposti ad ammettere era che Noriega fosse “il loro uomo” a Panama. Aveva lavorato per la CIA e la DEA, ma gli venne in mente di “aggirare” gli Yankees nel traffico di cocaina dalla Colombia attraverso Panama negli Stati Uniti. Peccato imperdonabile e il governo USA punì il popolo panamense. Hanno raso al suolo il paese e lasciato 3.000 assassinati.
Gli esempi abbondano. Migliaia di crimini. I nastri rossi della bandiera sono di sangue, di gente uccise dai loro meschini interessi. Per gli interessi di una borghesia che crede di essere la proprietaria del mondo. Inoltre, il piano di aggressione contro il Venezuela nei suoi inizi è stato molto simile a quello utilizzato in Cile nel 1973. In questa ultima fase sono stati curati “dettagli” di rilevanza: evidentemente prevedendo di invadere il paese senza molto sotterfugi.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE
La scena internazionale gioca molto nella crisi venezuelana. Maduro prima di assumere il suo nuovo mandato è andato in Russia per incontrare Putin e garantirsi il suo sostegno in tutti i campi. Il ruolo della Cina è anche importante. Sia la Russia che la Cina hanno importanti investimenti in Venezuela e in America Latina in generale. Ciò rende questa regione al centro delle dispute inter-imperialiste del mondo.
Ma c’è del vero nel fatto che è finita la fase “unipolare” post-Guerra Fredda. Gli USA non possono imporre la propria piena volontà al mondo senza intoppi, anche se mantengono una potenza militare travolgente. E’ finita con la Libia. In Siria, hanno già sentito il freno della Cina e della Russia in campo diplomatico, nelle alleanze molto abili che il governo russo ha schierato ma anche nel campo militare. In Venezuela succede lo stesso, solo che succede nella “zona di influenza” diretta degli USA. In quelle che reputano le proprie riserve di petrolio . E non sono disposti a tollerarlo.
Abbiamo detto che gli Stati Uniti hanno perso terreno nell’OAS (Unione Stati Americani) grazie a una politica venezuelana a lungo termine. Quanto durerà il sostegno delle piccole Antille? Gli Stati Uniti invaderanno qualcuno di questi piccoli paesi? La verità è che il ruolo dell’uruguaiano Almagro è stato disgustoso. Una progenie di progressismo, un rene di Mujica, spinto da lui nell’arena internazionale e collocato nella Segreteria Generale dell’OAS (che nell’ambito delle sue funzioni ha caldeggiato la cacciata di Maduro con ogni mezzo, incluso l’intervento militare -ndt). O Almagro ha due facce, e serve chi dà “lavoro” o siamo di fronte a un’infiltrazione di altissimo livello, degna dei migliori romanzi di spionaggio. I servizi segreti venezuelani e cubani hanno dichiarato di aver sospettato sin dal tempo del governo di Mujica che Almagro lavorava per la CIA. La verità è che lo fa ora e lo fa direttamente per Trump.
Ed è nello scenario internazionale che si gioca una buona parte del conflitto, perché gli USA non possono permettere ad un paese nella propria “zona di influenza” di avere una politica estera indipendente e per di più, di cercare di modificare l’ordine del proprio “cortile di casa”.
VERRANNO TEMPI MOLTO COMPLESSI
Mentre gli Stati Uniti e Almagro alla guida dell’OAS e del gruppo di Lima stanno preparando un’invasione del Venezuela, non dicono nulla contro altri regimi che sono senza dubbio democratici. Non dicono nulla sul governo dell’Honduras, eletto con brogli elettorali comprovati, dopo aver deposto con un golpe Zelaya nel 2009 e riordinato la situazione interna, con una feroce repressione che ha causato morti e dispersi. Non dicono nulla del “golpe gentile” di Temer e dell’ascesa di quel nazista di Bolsonaro, dal momento che, naturalmente, è loro produzione. Una creazione nordamericana opportuna per questi tempi.
Uno degli elementi necessari per scatenare questo nuovo colpo di stato e l’ondata interventista in Venezuela è stato il sostegno necessario del governo brasiliano e di un governo chiaro e forte. Lo stesso si può dire della Colombia. Con le FARC già impegnate nel gioco elettorale borghese, gli USA possono usare a loro piacimento l’esercito colombiano e i paramilitari. Diventa rilevante in questo caso il ruolo del ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) di stampo camilista-guevarista, che non si arrende e sta cercando di resistere e ha aumentato la propria presenza nel confine colombiano -venezolana. Potrebbe verificarsi un conflitto regionale se intervengono il Brasile e la Colombia e l’ELN vi è coinvolto.
Per il momento, gli Stati Uniti non temono di buttare il Venezuela nel caos, pur di riprendere il controllo del petrolio e distruggere quel piccolo antagonismo all’interno della propria zona di controllo capitalista nel loro emisfero, estromettendo ogni influenza di Russia, Cina l’Iran.
Ma questo intervento mette le popolazioni latinoamericane di fronte a una scena di lotta. Un’aggressione americana nel continente deve avere una risposta popolare: massicce manifestazioni di strada, diffuso rifiuto popolare. Sarebbe l’inizio di una nuova fase nel nostro continente. Sarebbe lo sbarco diretto delle truppe yankee nel territorio di un popolo fraterno e aumenterebbe il grado di aggressività dell’imperialismo USA nei confronti dei nostri popoli.
Pertanto, l’unica cosa che si adatta a tutti i figli di questa terra è la condanna unanime e assoluta di qualsiasi tipo di interferenza, di qualsiasi intervento economico, diplomatico o militare nel nostro continente.
Gli Stati Uniti non sono i benvenuti, vengono a massacrare il popolo venezuelano oggi e domani continueranno con gli altri.
L’America Latina è ad un punto di rottura.
È compito nostro resistere, rafforzare le organizzazioni popolari che permettono di affrontare qualsiasi aggressione o tentativo di destabilizzazione dei diritti.
Le classi popolari troveranno la propria strada e il popolo venezuelano ha dimostrato una combattibilità esemplare.
PER L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI,
FUORI GLI YANKEE ASSASSINI DELL’AMERICA LATINA
PER IL SOCIALISMO E LA LIBERTÀ
ARRIBA LOS QUE LUCHAN!!
FEDERACIÓN ANARQUISTA URUGUAYA

29 giu 2017

Teppisti assaltano la Camera del Lavoro Autorganizzata

14 GIUGNO 2017, ORE 21 ROMA:
GRAVE ATTENTATO DI TEPPISTI, DEVASTATI I LOCALI DELLA CAMERA DEL LAVORO AUTORGANIZZATA ROMA SUD EST autogestita da Usi e DELL’INFOSHOP BIBLIOTECA
LA TALPA AL QUARTICCIOLO

CHI ATTACCA LE SEDI DI LAVORATORI E LAVORATRICI, E’ SEMPRE UNO SQUADRISTA E NON VI E’ ALCUNA GIUSTIFICAZIONE A TALI ATTI.



Un fatto grave, che ci riporta agli anni 20 del secolo scorso. Un gruppo di teppisti (perché altro non sono), ha atteso che i lavoratori e le lavoratrici e i responsabili dello sportello lavoro e diritti, della camera del lavoro autorganizzata Roma sud est a via Ostuni 9 al Quarticciolo a Roma, come ogni mercoledì cessassero le attività, dopo le ore 20.30, approfittando dell’occasione per entrare sfondando la porta di ingresso, aggredire i due compagni rimasti (uno è stato spintonato giù dalle scale, per fortuna senza gravi conseguenze, mentre l’altro è riuscito a salvarsi dall’aggressione di una decina di scalmanati), devastare  i locali rovesciando sedie, tavoli, rovinando la biblioteca popolare autogestita, i materiali sindacali e di informazione.
UN ATTO SQUADRISTICO IN PIENA REGOLA, CHE NON HA ALCUNA GIUSTIFICAZIONE. CHI ATTACCA LE SEDI DI LAVORATORI E LAVORATRICI, RIMANE SEMPRE PERSONA CHE SI PONE FUORI DAI MOVIMENTI SOCIALI E DI OPPOSIZIONE CONFLITTUALE, CHE NON MERITA ALCUNA PROTEZIONE DA NESSUNA FORZA POLITICA, SOCIALE, SINDACALE, ASSOCIATIVA, DA NESSUN MOVIMENTO DI LOTTA..
Si vede che lo spazio di via Ostuni 9, con la presenza periodica e paziente sul territorio, la partecipazione e frequentazione di diverse situazioni di lavoratori e lavoratrici (operatori e operatrici sociali, lavoratori delle aziende municipalizzate, da ultimo gli operai e operaie della Roma Multiservizi, che in quello spazio hanno la loro sede di riunione) ha creato qualche problema di intolleranza, da chi non ha mai visto di buon occhio, l’intervento autorganizzato di chi lavora e dai posti di lavoro, si attiva sul territorio, con un attivo sportello informativo, di consulenza gratuita e che era diventato un punto di riferimento per lavoratrici e lavoratori, coordinata e autogestita dall’impegno volontario dei militanti dell’Usi.
 Ma nelle ultime 24 ore,  qualche avvisaglia di tensione e di scarsa sopportazione della presenza di lavoratori e lavoratrici nella “loro” camera del lavoro autorganizzata, con pretesti e storie falsate e gonfiate, alcuni “esponenti” avevano disturbato un’assemblea di operai della Roma Multiservizi, circa un centinaio, che assieme all’Usi stavano costruendo il percorso di autodifesa da licenziamenti, la prosecuzione della lotta, che sono stati accusati di “aver disturbato l’intervento sociale, facendo un’assemblea sotto il portico dell’ex questura occupata …senza autorizzazione” e che “non sarebbero state più tollerate queste cose”.
SOLIDARIETA’ A CHI LOTTA PER DIFENDERE I POSTI DI LAVORO, NESSUNA. Quando gli è stato chiesto se si rendevano conto della situazione nella quale era alzata una polemica sterile, la risposta di questi esponenti “sociali” è stata “…non ci interessa e non ce ne frega nulla di saperlo”, alla faccia dell’intervento sociale nel quartiere…
LO SPAZIO dell’INFOSHOP LA TALPA, LA CAMERA DEL LAVORO AUTORGANIZZATA, NON SARA’ LASCIATA NELLE MANI DI TEPPISTI, SPACCIATORI E SEDICENTI  PERSONAGGI CHE MILLANTANO “INTERVENTO SOCIALE”, sapremo essere pazienti e tenaci e daremo nei tempi giusti, le risposte che si meritano coloro che, nella loro mente ottenebrata da cocaina e alcoolici, pensa che una vigliacca aggressione di notte, possa farci tornare indietro nell’intervento territoriale.
CHI HA INTERESSE A VEDER ZITTITO CHI DIFENDE LAVORATORI E LAVORATRICI E CHI SI AUTORGANIZZA PER I PROPRI DIRITTI E BISOGNI? Chi da sempre, attacca le sedi e gli spazi di riferimento di chi lotta, rimarrà sempre uno squadrista e un teppista e sarà trattato come tale.

Camera del Lavoro Autorganizzata  Roma Sud Est

Unione Sindacale Italiana

20 apr 2017

15 mar 2017

Anarchia Verde

VENERDì 17 MARZO

presentazione del libro: 
'Anarchia Verde'  di Marco Piracci

INIZIO ORE 18.30
La distruzione ambientale, la sempre maggiore estinzione di specie animali, la crescente alienazione umana e lo sviluppo costante di raffinate tecniche di controllo sociale definiscono uno scenario estremamente cupo per il pianeta e per gli esseri viventi che questo ospita.
Lontano tanto da ipotesi catastrofiste quanto da quelle minimaliste, il volume prende in esame le idee di Murray Bookchin e di John Zerzan, considerati i maggiori esponenti, rispettivamente, dell’ecologismo sociale e del primitivismo anarchico. Ne emerge un confronto rigoroso volto a sottolineare affinità e punti d’incontro ma anche profonde distanze e differenti prospettive. Società del passato, popoli primitivi attuali, nascita della distruttività umana, ruolo della tecnologia, proposte politiche, sono alcuni degli aspetti su cui si sofferma l’analisi.
Analisi lontana tanto da chi opportunisticamente sostiene che il mondo possa essere salvato da piccole riforme quanto da chi è convinto che il cammino intrapreso non possa essere ripensato e che la “fine” sia inevitabile. Ci si può lamentare della fine della libertà individuale e cadere nell’indifferenza e nella passività post-moderna, oppure comprendere qual è la condizione umana nella società e sfidarla come propongono i due pensatori anarchici.

8 feb 2017

sciopero internazionale 8 marzo 2017

La Confederazione sindacale Unione Sindacale Italiana in sigla USI, comunica la PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, PER IL GIORNO 8 MARZO 2017, come COPERTURA SINDACALE DI SCIOPERO, IN ESECUZIONE DI DECISIONE ASSEMBLEA NAZIONALE DONNE E ASSOCIAZIONI DEL 27 NOVEMBRE 2016, CONTRO LE VIOLENZE SULLE DONNE E LE DISCRIMINAZIONI SUL LAVORO E NELLA SOCIETA’, per permettere manifestazioni locali e nazionali del GIORNO 8 MARZO 2017
Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero: CONTRO IL “FEMMINICIDIO” E LE VIOLENZE FISICHE, PSICOLOGICHE, MORALI CONTRO LE DONNE E LE LAVORATRICI, CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE PENALIZZAZIONI SUI POSTI DI LAVORO AI DANNI DELLE LAVORATRICI, PER LA PIENA ED EFFICACE TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO, PER IL SALARIO-REDDITO MINIMO INTERCATEGORIALE NON INFERIORE A 1300 EURO NETTI MENSILI, PER LA PARITA’ DI SALARIO A PARITA’ DI LAVORO E LA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO, CONTRO GLI EFFETTI DELLA PRECARIETA’ LAVORATIVA, PER LA STABILIZZAZIONE DI PRECARI E PRECARIE, PER L’ABBASSAMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE PER LE DONNE COME “RICONOSCIMENTO” DEL LAVORO SALARIATO E DEL LAVORO FAMILIARE, PER I DIRITTI SOCIALI E  DI CITTADINANZA, PER UGUALI DIRITTI PER LAVORATRICI E LAVORATORI IMMIGRATE-I, PER LA CESSAZIONE E IL DIVIETO DI INDAGINI SULLA CONDIZIONE MATRIMONIALE, DI MATERNITA’, DI ORIENTAMENTO SESSUALE, SU ASSUNZIONI O LICENZIAMENTI DI DONNE E LAVORATRICI, CONTRO UTILIZZO PRATICHE DI SUBORDINAZIONE DEL LAVORO IN CASO DI MATERNITA’ O MATRIMONIO, PER LA SOCIALIZZAZIONE-GRATUITA’ DEI SERVIZI DOMESTICI E SOCIALI ESSENZIALI (asili nido, servizi sanitari e assistenziali ad anziani, figli, persone con disabilità), per la legittimazione nei processi per “femminicidi”, molestie, stupri e discriminazioni anche nei luoghi di lavoro, di COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DI ASSOCIAZIONI OD ORGANIZZAZIONI DI DONNE, PER IL PATROCINIO GRATUITO PER LE DONNE OFFESE DA VIOLENZE E DISCRIMINAZIONI, PER UNA CULTURA CHE NELLA SCUOLA, NELLE UNIVERSITA’ E NEI SERVIZI EDUCATIVI, BANDISCA TESTI E PRATICHE DI CONTENUTO SESSISTA.

La Confederazione sindacale nazionale USI, ACCETTA LE  LIMITAZIONI IMPOSTE DALLE LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI. SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, O CON CONSULTAZIONI ELETTORALI, SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.


U.S.I.  - Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912
Confederazione di sindacati nazionali  e di federazioni locali intercategoriali Segreteria gen Naz.
Largo Veratti 25, 00146 Roma Fax 06/77201444  e mail usiait1@virgilio.it
Udine Via G. Marchetti 46 33100 tel. 0432 1503360 e mail usiudine@gmail.com
Milano Via Ricciarelli 37 tel. 02/54107087 fax 02/54107095 e mail milano@usiait.it

Roma, 15 Gennaio 2017

6 gen 2017

anarchismo e democrazia


presentazione dell’ultima co-edizione “LaFiaccola/Candilita” 


Nell'aprile 1877 un gruppo di rivoluzionari internazionalisti aveva cercato di provocare una sommossa armata generalizzata a partire dal Matese, ma il tentativo, durante il quale due carabinieri erano stati feriti durante uno scontro (uno di essi morì alcuni giorni dopo)  non aveva avuto fortuna e i componenti della “Banda del Matese” erano stati catturati dall'esercito italiano accorso in forze. Nel processo che seguì i rivoltosi furono assolti e liberati. Due dei protagonisti dell'episodio – Errico Malatesta, tra i principali organizzatori, e Saverio Merlino, avvocato difensore al processo di Benevento – furono nei venti anni successivi, in Italia e in esilio, tra le figure di maggior rilievo dell'anarchismo italiano. Il 29 gennaio 1897, con le elezioni alle porte, Il Messaggero pubblica una lettera di  Merlino che dichiara superata la posizione astensionista e invita a rivolgere il voto verso i candidati del Partito socialista. Con la risposta di Errico Malatesta prende il via una lunga polemica a mezzo stampa tra i due vecchi amici che analizza a fondo i temi, ancora oggi attualissimi, che caratterizzano la contrapposizione tra anarchismo e democrazia.

E’ possibile costruire una Società libera che si sbarazzi di qualsivoglia istituzione autoritaria conquistando, per via rivoluzionaria o elettorale, quelle stesse istituzioni? E una volta sbarazzatisi del Governo e dei Padroni, come sarà regolata la vita tra individui liberi ed eguali, senza che l’oppressione e lo sfruttamento possano rientrare dalla porta sul retro?

19 ott 2016

donne combattenti



Nena News parla con Riza Altun, comandante del Partito Kurdo dei Lavoratori a Qandil. Una discussione a tutto tondo, dal ruolo della Turchia e di Israele fino agli interessi delle super potenze

di Thomas Rei
Qandil (Iraq), 19 ottobre 2016, Nena News – A nord est dell’Iraq, nel Kurdistan Bashur e al confine con l’Iran, imponenti montagne delimitano due Stati da secoli profondamente differenti tra loro. Su quelle alture l’esercito Kurdo guidato dal Pkk difende e combatte quel territorio. Cuore di quelle montagne la municipalità di Qandil, composta da sessantuno villaggi e settemila persone, la cui maggior parte vive di agricoltura e allevamento. Alcuni abitanti, a fatica però continuano a lavorare nelle città vicine.
La politica applicata è quella del Confederalismo Democratico sostenuta dal leader Abdullah Ocalan ed è forse anche per questo che dal governo regionale non arriva nessun aiuto. Nell’agosto del 2011 e del 2015, alcuni villaggi sono stati bombardati dall’esercito turco uccidendo nelle loro case, inermi cittadini. Bombardamenti che continuano contro le postazioni dei guerriglieri kurdi dislocate su quelle alture.
Al sicuro dallo specchio del cielo, incontriamo il comandante guerrigliero Riza Altun membro del Kck (Consiglio Esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan) per avere notizie di quanto sta avvenendo in Medio Oriente, ed in particolare della questione kurda.
Quale il ruolo della Turchia in questo conflitto?
Sino a quando non è scoppiato il conflitto, il governo turco di Erdogan, aveva una strategia sul Medio Oriente. Voleva creare un’unica cultura, come durante l’Impero Ottomano, attraverso la creazione di scontri tra i tanti gruppi religiosi presenti. Suoi alleati: Arabia Saudita, Qatar e i mercenari di Al Nustra e Daesh.Solo il nostro intervento e la nostra vittoria a Makhmur, Senjar e soprattutto a Kobane, è riuscita a fermare il loro obiettivo e ha costringere la Turchia e Daesh a lasciare la zona.
Le forze e la resistenza di Ypg e Pkk non ha solo rotto la forza di Daesh e impedito alla Turchia di utilizzare i mercenari per i suoi progetti politici ma li ha costretti a cambiare la loro politica e la loro strategia soprattutto nei confronti dell’occidente.
In particolare sul rapporto che ha tenuto sino ad oggi le forze estremiste islamiche presenti nel conflitto?
Non ha interrotto le alleanze con i gruppi estremisti ma non potendole più usare, è dovuto intervenire con il proprio esercito. Possiamo prendere ad esempio quello che è successo a Jarabolus e a Mimbich. Quando Ypg ha liberato Manbij sconfiggendo Daesh, la Turchia è stata costretta ad intervenire su Jarabolus per andare in loro soccorso e impedire l’unione dei tre cantoni kurdi.
Per fare questo, però aveva bisogno di un buon motivo e quello escogitato è stato di affermare che Daesh era pericoloso per la loro sicurezza e che era necessario liberare la zona e salvare le persone. In realtà a Jarabolus i turchi non hanno combattuto Daesh ma attaccato i kurdi per cacciarli da quella zona e proteggere così tutti gli uomini del “califfato”. Questo episodio mostra la vera strategia della Turchia che smette di utilizzare i salafiti e occupa, con la scusa di cacciarli, i paesi limitrofi con il suo esercito. Il suo obiettivo è intervenire per impedire che la Siria diventi uno Stato federale e acquisire così il diritto di partecipare alla decisione del nuovo regime da instaurare in quella terra. Per questo vuole proseguire verso Raqqa e Aleppo, per impedire il riconoscimento dello Stato kurdo e poter gestire questa parte importante del Medio Oriente.
Il tutto con l’assenso di Russia e Usa?
Sorprendente. Sappiamo solo che nessuno degli occidentali a parole lo voleva ma una notte, mentre erano a colloquio i ministri degli Esteri russo, iraniano e statunitense, per uno strano motivo, la Turchia è entrata a Jarabolus. Senza nessuna protesta, anche se questo è spiegabile. Erdogan, che era sull’orlo di essere messo ai margini, è, per così dire, ritornato sulla scena, giocando sul ricatto dei profughi siriani verso l’Europa e su un accordo tra Russia ed Usa sull’Ucraina. Il tutto sulla pelle dei kurdi. E’ come se all’improvviso, per l’Europa e per tutti gli altri paesi, la Turchia si fosse trasformato da paese che appoggia Daesh in paese democratico schierato contro il “califfato”.
Ma perché avrebbero acconsentito all’ingresso della Turchia?
Russia e Stati Uniti si sono accordati perché entrambi sperano di utilizzare la Turchia per i propri interessi in quell’area. L’America vuole utilizzare la Turchia per indebolire il regime siriano e rivendicare la sua supremazia in Medio Oriente, mentre la Russia, per indebolire il suo legame con gli USA. Credo però che gli ultimi avvenimenti abbiano fatto saltare anche quest’accordo e si presenti un nuovo scenario perché la Turchia si sta alleando con le forze contrarie al regime, la Russia si sta rafforzando e gli Stati Uniti sono di sostegno alla Turchia nella sua avanzata. Un gioco pericoloso per la Turchia perché, se proseguirà oltre Jarabolus, non potrà evitare uno scontro con la Russia e le forze fedeli ad Assad. Anche con le forze Usa c’è questo pericolo perché, come dichiarato da un portavoce dell’esercito, in questo momento non esiste nessun accordo con la Turchia né con la Russia sul territorio siriano. In questo momento si stanno evidenziando tutte le contraddizioni causate dal fallimento delle loro strategie e se l’America utilizzerà la Turchia come forza di distruzione e alleata della coalizione, la Russia sarà obbligata a difendersi e questo condurrà alla futura guerra tra gli Stati.
Un serio pericolo di guerra mondiale…
Per questo è molto pericoloso l’atteggiamento della Turchia, perché se fosse stato il vecchio Stato kemalista la sua politica sarebbe stata molto chiara e non si sarebbe mai spinta così avanti, ma la sua svolta islamista evidenzia il tentativo di creare un nuovo impero nel Medio Oriente. Uno Stato Islamico governato con la Sharia. Dicono che la Turchia combatte Daesh ma per esempio a Manbij abbiamo combattuto 100 giorni, con 150 compagni morti e oltre 1000 feriti ed erano presenti anche le forze armate della coalizione. Una battaglia difficile per liberare la città. Com’è possibile che con i turchi dopo settanta giorni di guerra siano morti solo due soldati e un solo blindato distrutto? Dov’è finita tutta la forza di Daesh scatenata contro di noi? Noi pensiamo che a Manbij, la Turchia sia arrivata per salvare Daesh dalla disfatta e che i suoi uomini siano passati con loro. Questo è pericoloso per tutti. Anche per voi europei perché significa un corridoio di terrorismo aperto dal Medio Oriente verso l’Europa.
In tutto questo, il governo centrale iracheno e quello federale kurdo di Barzani come reagiranno?
La Turchia ha creato un nuovo modo di pensare il Medio Oriente islamico ed è per questo che vuole partecipare all’attacco di Mosul. Perché così sarebbe in grado di poter decidere il destino di questa parte del Medio Oriente. Ma chi ha aiutando la Turchia per esempio ad arrivare sino nel Bashur? E’ il Partito democratico del Kurdistan (Kdp) di Barzani, suo grande amico, come il Qatar e l’Arabia Saudita. Guarda casa, tutti Stati di religione islamica salafita.
Il Kdp combatterà al fianco della Turchia e se questi quattro Stati arriveranno a Mosul, nulla cambierà, perché Daesh è il residuo delle tribù sunnite legate a Saddam e i paesi da noi liberati da Daesh, da Sinjar al Rojava, torneranno sotto il dominio sunnita. Significa di nuovo una maggioranza sunnita e gli sciiti che non avranno più il loro posto in questo paese. I problemi in questo senso ci sono già stati, infatti, il governo centrale iracheno, di fronte al rifiuto della Turchia di uscire dal Kurdistan iracheno, ha presentato una denuncia internazionale contro la sua invasione nel Rojava in direzione di Al-Bab. Se riusciranno a conquistarla, sarà più facile per loro aprire un corridoio con Aleppo.
Quindi un finto corridoio di sicurezza, come annunciato da Erdogan?
Mi spiego meglio. Se la Turchia arriva a Mosul e poi prosegue per Telafer e poi per Sinjar, arriverà a controllare tre zone sciite. Dall’altro lato di Snjar poi c’è Raqqa e da l^ il corridoio che arriva sino a Jarabolus dove ci siamo noi. Quest’azione creerà non un dominio diretto della Turchia ma una nuova enclave sunnita composta dai residui di Saddam, Daesh, Turchia e Kdp.
In questo gioco l’Europa e la comunità internazionale sono in pratica assenti.
La domanda giusta è chi ha permesso alla Turchia di arrivare sino a qui? Come mai hanno di nuovo aiutato la Turchia che era in difficoltà visto il suo fallimento politico? Perché l’Europa sostiene un paese che li insulta, porta avanti la sua identità islamica come l’unico “giusto” e non rispetta i principi di democrazia su cui si fondano gli stati dell’Unione? Noi siamo sbalorditi da questa passività dell’Europa e del fatto che li hanno ingabbiati con il fermo e controllo dei due milioni di possibili immigrati diretti verso di loro. I vostri politici sbagliano perché quello che sta facendo la Turchia, rischia di produrre oltre venti milioni d’immigrati diretti verso l’Europa.
Le forze internazionali presenti sul territorio hanno l’obiettivo principale di contenere i kurdi ed impedire che si estendano sul territorio. Un buon risultato per la Turchia potrebbe essere impedire che si riuniscano tre dei quattro cantoni kurdi. Per i russi proteggere Assad e riconquistare potere in quel territorio e per l’America indebolire il regime siriano utilizzando anche i turchi magari tradendo i kurdi. Questa politica è molto pericolosa perché dopo cinque anni di guerra bisognava creare dei gruppi democratici per consentirgli di gestirsi autonomamente ma al contrario hanno deciso di creare una guerra molto più lunga.
E il ruolo dell’Iran?
Russia, Siria ed Iran hanno creato una compagine che sta aumentando il suo potere e questo crea innalzamento della tensione nei confronti della coalizione guidata degli Stati Uniti. Anche perché questi stanno usando la Turchia per provocarli. La verità è che la politica dei potenti non risolverà la questione della guerra, perché tutti cercano di aumentare la propria egemonia. Questo non sarà per loro facile, perché restano comunque i popoli schierati contro il tentativo di imporre la loro egemonia.
In Siria rimane ancora in campo l’Esercito Libero Siriano?
La verità non è sempre quella detta. In realtà non esiste un Esercito Libero Siriano perché ognuno addestra degli uomini, li chiama così e agisce per attuare la propria politica. Io conosco almeno 100 di gruppi che agiscono con quella sigla. La maggior parte creata reclutando e pagando i profughi provenienti dai numerosi campi allestiti in questa regione. Mercenari disposti a sostenere una fazione o l’altra a seconda di chi paga meglio. Una politica “educa e addestra” attuata soprattutto dalla Turchia che addestra sunniti e li fa entrare pagati, come Daesh, nel paese.
Oggi ci sono oltre 2000 persone che sono arruolate con la Turchia, ma sono ragazzi pagati che non sanno combattere. In realtà, non esiste un movimento! Infatti, molti scappano e si uniscono ad altri gruppi legati al Daesh. Non neghiamo però, che ci sono anche alcuni membri dell’Esercito Libero Siriano che dialogano con noi del Pyd.
Quindi una rivolta contro Assad, senza delle fondamenta richiesta di libertà?
All’inizio della rivolta, alcuni scappati dal regime siriano hanno provato a sviluppare un Esercito Libero Siriano ma in realtà non sono riusciti a diventare un gruppo organizzato perché sono stati subito infiltrati e controllati dalle forze internazionali. La maggior parte di loro erano membri del servizio segreto che erano lì solo per controllare lo sviluppo delle vicende. Avevano già contatti con le forze internazionali. Un gruppo per esempio lavora con il servizio segreto egiziano e un altro con quelli degli Emirati Arabi. Attraverso poi al versamento di enormi somme di denaro, hanno creato anche altri gruppi con il solo obiettivo di difendere il proprio interesse. Questo denaro, però, ha provocato scontri al loro interno ed ora in Siria, è rimasto solo un marchio usato da molti.
Ma in Europa nessuno ha negato l’appoggio all’Els
Esercito Libero Siriano è un nome che piace molto all’Europa perché se deciderà d’intervenire in questo conflitto, prenderà 1000 membri di questi, li pagherà 1000 dollari il mese, li utilizzerà a proprio favore senza muovere le proprie truppe o ufficializzare la propria presenza.
Altro problema è che in questo conflitto, basta far credere al mondo di voler combattere contro Daesh, per essere liberi di commettere qualsiasi schifezza. Come sta facendo la Turchia.
Rimane la questione della vendita del petrolio e di chi lo acquista da Daesh…
Anche se è molto difficile crederlo, Daesh nei territori che occupa, continua a vendere il petrolio anche alle forze che lo combattono. Russia, Iran e Turchia. A tutti! Compreso Israele che non è estraneo a quanto sta avvenendo. Se pensiamo al fatto che Al Nusra e Daesh sono due gruppi radicali islamici e vorrebbero morti tutti i non credenti, non è strano che, pur essendo presenti nelle colline del Golan al confine tra Siria ed Israele, non abbiano sparato neanche un colpo contro i suoi territori? Ma se per Israele i gruppi islamici erano così pericolosi, non dovevano essere i primi ad essere bombardati? Anzi, è risaputo che i loro feriti sono stati curati negli ospedali d’Israele e ancora oggi sono molto più numerosi di quelli curati in Turchia. Tempo fa però, Hezbollah ha compiuto delle operazioni proprio su quelle colline e sono stati immediatamente bombardati da Israele.
Qual è il vostro rapporto con Hezbollah libanese?
In passato abbiamo collaborato con loro ma poiché hanno deciso di schierarsi con il regime iraniano per noi diventa difficile continuare.
In questo contesto/scontro tra Stati Uniti e Russia rimane il problema del destino dello Stato kurdo che ancora una volta nessuno sembra prendere in considerazione.
Noi abbiamo detto chiaramente che il Medio Oriente è diventato così perché dopo la fine della prima guerra mondiale non è stata riconosciuta ai kurdi la loro sovranità. Se succederà ancora, il mondo peggiorerà ancora. Prima in Medio Oriente c’era il problema dei kurdi e ora nel mondo c’è il problema del Medio Oriente. Le due cose si sono incrociate. Se questo conflitto continua cosi, credo non terminerà a breve ma tra parecchi anni.
 Nena News